Arresto cardiaco nel bambino: i gesti che salvano
Redatto da Cyrille GAGNAIRE, France Défibrillateur. Pubblicato il 22 settembre 2026.

Ogni anno in Francia circa 50 000 persone sono colpite da arresto cardiaco, e solo una minoranza sono bambini o neonati. Le cause sono spesso diverse da quelle dell'adulto, il che cambia il modo di reagire e il materiale da privilegiare. Riconoscere in fretta i segni, allertare i soccorsi senza indugio e adattare il gesto alla corporatura del bambino condizionano le possibilità di ripresa. Il defibrillatore automatico esterno (DAE) resta indicato, con elettrodi adeguati quando è possibile.
Un meccanismo spesso diverso da quello dell'adulto
Nell'adulto, l'arresto cardiaco ha il più delle volte origine nel cuore stesso, a seguito di una malattia cardiovascolare. Nel bambino, e ancora di più nel neonato, lo scenario è generalmente inverso. Il cuore si ferma il più delle volte come reazione a una mancanza prolungata di ossigeno, provocata da un'ostruzione delle vie respiratorie, un annegamento, un'inalazione di fumo o una grave difficoltà respiratoria. Un arresto cardiaco di origine puramente cardiaca resta raro prima dell'adolescenza, salvo in presenza di una malattia cardiaca già nota o di uno sforzo fisico intenso in un giovane sportivo.
Questa differenza di meccanismo ha una conseguenza pratica importante. Liberare le vie aeree e ventilare il bambino conta spesso quanto comprimere il torace, mentre nell'adulto le compressioni prevalgono fin dal primo minuto. Un bambino che soffoca, annega o inala un oggetto deve essere trattato prima come un'urgenza respiratoria, prima di passare, se la situazione peggiora, alle manovre complete di rianimazione cardiaca.
Riconoscere l'arresto cardiaco nel bambino o nel neonato
Il primo passo consiste nel verificare se il bambino risponde. Nel neonato si stimola delicatamente la pianta del piede o lo si chiama toccandolo, in un bambino più grande gli si parla scuotendolo leggermente per le spalle. L'assenza totale di reazione unita a una respirazione anomala indica un arresto cardiorespiratorio. Movimenti respiratori irregolari, rumorosi o molto distanziati nei primi secondi non vanno confusi con una respirazione efficace, accompagnano spesso l'inizio stesso dell'arresto e non devono ritardare l'allarme.
Nel neonato, un colorito insolito della pelle, una flaccidità marcata del corpo e l'assenza di pianto o di movimenti spontanei sono segnali da prendere sul serio. In caso di dubbio, è meglio allertare i soccorsi e iniziare la rianimazione piuttosto che attendere una conferma che non arriverà in tempo. Un gesto di primo soccorso compiuto in buona fede non comporta responsabilità per chi presta aiuto.

Cosa fare senza aspettare l'arrivo dei soccorsi
Quando un bambino o un neonato non risponde e non respira normalmente, l'allarme va dato immediatamente, chiamando i soccorsi e attivando il vivavoce del telefono per seguirne le istruzioni continuando ad agire. Se è presente un'altra persona, questa va a cercare un defibrillatore mentre il primo soccorritore inizia la rianimazione.
La rianimazione unisce ventilazione e compressioni toraciche, con un gesto adattato alla taglia del bambino: una sola mano per un bambino, due dita o entrambe le mani che circondano il torace per un neonato. Il ritmo resta costante, senza interruzioni prolungate, fino all'arrivo dei soccorsi o di un defibrillatore. Gli operatori della centrale guidano telefonicamente anche chi non ha mai praticato questi gesti, permettendo di agire efficacemente anche senza formazione preventiva.
Il defibrillatore, utilizzabile fin dalla più tenera età
Contrariamente a un'idea diffusa, l'età del bambino non impedisce l'uso di un defibrillatore automatico esterno. L'apparecchio guida il soccorritore con istruzioni vocali dall'inizio alla fine e analizza da solo il ritmo cardiaco prima di proporre uno shock, non eroga mai uno shock inutile. L'unico adattamento riguarda gli elettrodi, la cui dimensione e l'energia erogata variano secondo la corporatura del bambino.
Quando esistono, gli elettrodi pediatrici riducono l'energia dello shock e si posizionano diversamente su un torace piccolo. Molti asili nido, scuole e associazioni non ne dispongono, poiché non esiste un obbligo generale di includerli nel kit del defibrillatore. In loro assenza, occorre usare senza esitare gli elettrodi per adulti piuttosto che rinunciare allo shock: una vittima in arresto cardiaco ha molto più da perdere dal non essere defibrillata che dal ricevere uno shock dimensionato per un adulto.
| Età o corporatura | Elettrodi consigliati | Punto di attenzione |
|---|---|---|
| Neonato (meno di un anno) | Elettrodi pediatrici se disponibili | Un elettrodo sul torace, l'altro sulla schiena per evitare che si tocchino |
| Bambino (circa 1-8 anni) | Elettrodi pediatrici se disponibili, altrimenti elettrodi per adulti | Verificare che gli elettrodi non si sovrappongano su un torace stretto |
| Bambino oltre 8 anni o corporatura maggiore | Elettrodi per adulti | Posizionamento identico a quello di un adulto |
Sensibilizzare genitori e professionisti della prima infanzia
Asili nido, scuole, centri ricreativi e associazioni che accolgono bambini traggono vantaggio dal formare il personale ai gesti che salvano adattati a questa età, oltre alle formazioni generali di primo soccorso. Una sensibilizzazione breve, incentrata sul riconoscimento dei segni e sul comportamento corretto davanti a un neonato o a un bambino piccolo, rafforza la prontezza di reazione di tutta una squadra di fronte a una situazione rara ma sempre temuta.
Genitori e nonni possono seguire le stesse iniziazioni, proposte da associazioni autorizzate di protezione civile. Non sostituiscono una chiamata immediata ai soccorsi, ma danno la sicurezza necessaria per agire senza esitazione il giorno in cui questi gesti diventano necessari, situazione che resta, statisticamente, la più rara che un genitore possa incontrare.
Domande frequenti
Da quale età si può usare un defibrillatore su un bambino?
Non esiste un'età minima per usare un defibrillatore automatico esterno. L'apparecchio analizza il ritmo cardiaco prima di proporre uno shock e non lo eroga mai su un ritmo che non lo richiede. Gli elettrodi pediatrici, quando disponibili, adattano l'energia erogata alla corporatura del bambino, ma la loro assenza non deve mai impedire di usare l'apparecchio con elettrodi per adulti.
Cosa fare se il defibrillatore non ha elettrodi pediatrici?
Occorre usare gli elettrodi per adulti forniti con l'apparecchio piuttosto che rinunciare alla defibrillazione. Si posizionano evitando che si tocchino, uno sul torace e l'altro sulla schiena se il torace è troppo stretto per metterli affiancati davanti. Uno shock erogato con elettrodi per adulti resta comunque preferibile all'assenza totale di defibrillazione.
Come si adatta il massaggio cardiaco su un neonato?
Nel neonato, due dita poste al centro del petto, oppure entrambe le mani del soccorritore che circondano il torace, sostituiscono il palmo usato sull'adulto. La compressione deve restare adeguata al piccolo torace, senza interrompere il gesto più a lungo del necessario per lasciare agire un defibrillatore non appena disponibile.
Asili nido e scuole devono avere un defibrillatore?
L'obbligo di dotazione dipende dalla categoria e dalla frequentazione della struttura aperta al pubblico, secondo il calendario fissato dalla legge del 2018 e dai relativi decreti attuativi. Oltre all'obbligo normativo, molte strutture che accolgono bambini scelgono di dotarsi dell'apparecchio e formare il personale, per prudenza di fronte a un'emergenza rara ma grave.
Perché la ventilazione conta di più nel bambino che nell'adulto?
L'arresto cardiaco del bambino deriva il più delle volte da una prolungata mancanza di ossigeno piuttosto che da un guasto del cuore stesso. Ripristinare una ventilazione efficace, insieme alle compressioni toraciche, aiuta quindi a correggere la causa iniziale del collasso, il che giustifica un approccio leggermente diverso rispetto a un adulto in arresto cardiaco di origine cardiaca.
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